Redditi dall’estero? Sicuro di non doverli dichiarare

Qualche settimana fa mi sono occupata di un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, recapitato ad un ragazzo che aveva prestato lavoro dipendente in Olanda. Nonostante avesse trascorso lì la maggior parte dei giorni dell’anno, non essendosi iscritto all’AIRE e mantenendo così la sua residenza nel nostro paese, era obbligato a dichiarare i suoi redditi anche in Italia. L’omessa presentazione della dichiarazione per l’anno oggetto di accertamento gli è costato, dopo aver raggiunto un accordo con Agenzia delle Entrate, 5.000€, tra tasse, sanzioni e interessi.

Il tema dei redditi prodotti all’estero, come redditi da lavoro o pensioni è ancora troppo poco conosciuto sia tra i contribuenti che tra i professionisti del settore.

L’art. 3 del Tuir lascia poco spazio all’interpretazione:

“L’imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili indicati nell’articolo 10 e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato”.

Quindi se siete destinatari di redditi prodotti all’estero, ma avete la residenza in Italia, tranne in alcuni casi previsti dalla legge o dagli accordi bilaterali tra i paesi, dovete dichiararli e, nel caso l’aliquota applicata del paese dal quale provengono fosse più bassa di quella italiana, pagare la differenza.

La sanzione per la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi ammonta al 120% delle imposte dovute, min. € 250[1]. Quindi se avete omesso una dichiarazione di redditi esteri e dovevate ad esempio 4.500 euro di imposte dovrete pagare 4.500 euro più 5.400 euro di sanzioni, più gli interessi e le spese di notifica. Circa 12.000 euro letteralmente regalati al fisco. Vi sembra poco?

Presentando la dichiarazione dei redditi si ha inoltre il riconoscimento del credito d’imposta per le imposte che su quei redditi sono state già pagate all’estero. In assenza di dichiarazione dei redditi e di convenzione tra i paesi il credito d’imposta viene perso.

La mia consulenza ha permesso al cliente di recuperare le tasse già pagate all’estero e attraverso uno strumento deflattivo di ridurre drasticamente sanzioni e interessi.

Attraverso una consulenza specifica il contribuente di cui sopra ha potuto risparmiare, tramite l’uso di uno strumento deflattivo, all’incirca 10.000€.

è importante rivolgersi sempre ad un professionista quando si è percettori di redditi esteri, per capire se vanno o meno dichiarati e nel caso di omissioni come riparare. Il tema della fiscalità internazionale è complesso e sempre più attuale, a fronte anche della nuova riforma del governo, che ha apportato sostanziali modifiche alle norme vigenti. Restate aggiornati sul mio blog.


[1] Nuova percentuale in vigore dal 01/09/2024, in precedenza la sanzione per i redditi prodotti all’estero andava da 160% al 320%.

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